Il primo ciclo di incontri del progetto “Terre d’acqua” si svolge nella primavera-estate 2015, ed alterna serate a carattere illustrativo con escursioni sul campo. Il calendario degli incontri è il seguente:

 
  • 27 marzo, 20:30 - sala della Biblioteca di Fiera di Primiero:
    Caratteri e cambiamenti delle zone umide (ing. Daniele Corona)
  • 17 aprile, 20:30 - sala della Biblioteca di Fiera di Primiero:
    La fauna delle zone umide (Piergiovanni Partel)
  • 18 aprile, 9:00 - Visita al Palù Grant e al laghetto Welsperg in Val Canali
  • 26 giugno, 20:30 - sala della Biblioteca di Fiera di Primiero:
    La flora delle zone umide in Trentino (dott. Filippo Prosser e dott. Alessio Bertolli)
  • 27 giugno, 9:00 - Visita alle fioriture del Prà delle Nasse a San Martino di Castrozza
  • 30 luglio, 20:30 - sala della Biblioteca di Fiera di Primiero:
    Pestolàr te l palù: l'uomo e le zone umide (dott. Angelo Longo)

La partecipazione ad ogni incontro o visita è libera e gratuita.

Caratteri e cambiamenti delle zone umide

Ramo laterale del fiume Piave con vegetazione ripariale

E’ difficile rispondere in modo semplice alla domanda “Cosa sono le aree umide?”

In effetti, non è possibile trovare una definizione che descriva in modo conciso un ambiente così variabile nel tempo, nello spazio e nelle sue manifestazioni quale quello delle aree umide. Tenendo conto delle principali caratteristiche di questi ambienti, gli studi hanno proposto definizioni diverse, ognuna formulata in modo da poter essere applicata efficacemente da chi l’ha proposta: principalmente scienziati che studiano questi ambienti o legislatori che devono regolamentarli o pianificarne l’uso. I principali riferimenti si trovano nella letteratura scientifica americana, e si basano sui tre fattori fondamentali per l’evoluzione e le caratteristiche delle “wetlands”: acqua, suolo e fattori biologici, tra loro strettamente correlati ed in grado di influenzarsi l’un l’altro.

Anche le classificazioni delle zone umide sono molteplici e dipendono dalle caratteristiche scelte per identificare le diverse zone. Una prima distinzione si può fare tra ambienti naturali (o seminaturali) ed artificiali. Tra i primi rientrano le sorgenti, le risorgive, le acque correnti, le zone ripariali, i laghi, gli stagni, le paludi, le torbiere, gli acquitrini. Le loro dinamiche di sviluppo e trasformazione sono diverse nei tempi e nelle modalità, e spesso un medesimo sito evolve naturalmente attraverso questi diversi tipi. L’intervento umano è in grado di modificare, accelerare o fermare questa naturale evoluzione, principalmente attraverso quegli interventi che modificano il regime idrico; non va dimenticato però che importanti aree umide, quali le saline, i bacini artificiali o le risaie, pur essendo di origine artificale rivestono un’importanza fondamentale per molte specie, in particolare per gli uccelli migratori.

Primiero, nel suo territorio, ospita un elevato numero di aree umide, di piccole dimensioni ma di notevole importanza ambientale per il contesto in cui si trovano.

Appuntamento 27 marzo

Caratteri e cambiamenti delle zone umide

Presentazione per l'incontro "Caratteri e cambiamenti delle zone umide" del 27 marzo 2015

 

La fauna delle zone umide

Rana sotto il pelo dell'acqua nel laghetto Welsperg

Anfibi, rettili, gamberi di fiume... ma anche pesci, uccelli e molto altro: nelle zone umide le comunità biotiche sono assolutamente ricche e complesse. Alcune specie compiono tutto il proprio ciclo vitale all'interno della medesima area; altre, quali le lontre, frequentano gli ambienti acquatici a scala molto più vasta; altre ancora hanno bisogno di questi ambienti solo per determinati periodi della propria vita, come le rane, che cercano gli stagni solo nel periodo riproduttivo. La fauna che popola le zone umide è quindi estremamente varia per specie, abitudini di vita e caratteristiche. Spesso è anche molto importante, non solo per la qualità e la conservazione dell'ambiente, ma anche per l'uomo, che da sempre ne ha tratto utilità ad esempio con la pesca.

Appuntamento 17-18 aprile

 

La flora delle zone umide in Trentino

Fioritura di carice nella torbiera di Pra' delle Nasse a San Martino di Castrozza

La vegetazione è forse ciò che maggiormente rende unici questi ambienti. Essi, pur non essendo i più ricchi di specie in assoluto, presentano tuttavia una grandissima varietà di condizioni di vita, in alcuni casi estreme, come la mancanza di ossigeno, l'acidità dell'acqua o la povertà di elementi nutritivi, a cui solo poche specie sono state in grado di adattarsi. Troviamo così rare orchidee, piante carnivore, ma anche esemplari che, avvantaggiandosi della mancanza di concorrenti, si sono adattati ad ambienti completamente diversi da quelli di origine, quali il pino mugo. Proprio per questa alta specializzazione spesso si tratta di comunità vegetali molto delicate, che difficilmente possono sopravvivere a cambiamenti nelle condizioni ambientali o alla concorrenza di specie più aggressive che in breve tempo possono colonizzare l'habitat.

In questo incontro vengono presentate le specie più caratteristiche che popolano gli ambienti umidi alpini, con particolare riferimento a quelle identificate in Trentino ed in Primiero.

Appuntamento 26 e 27 giugno

Coupon dell'incontro e della visita del 26-27 giugno 2015

La flora delle zone umide in Trentino

Presentazione per l'incontro "La flora delle zone umide in Trentino" del 26 giugno 2015

 

Pestolàr te l palù: l'uomo e le zone umide

Cartolina d'epoca di San Martino di Castrozza, raffigurante il Rio Brentella al Pra' delle Nasse

Pestolàr: muoversi con irrequietezza e agitazione.
È sempre stato irrequieto e agitato il rapporto tra l'uomo e le zone umide di Primiero, dette palù, palùdhi. Un rapporto - fatto di azioni, interpretazioni, parole – che è indagabile attraverso quattro prospettive, quattro differenti modi di interazione tra l'uomo e la natura:

  1. il nominare, inteso sia nel senso toponomastico (dare un nome ai luoghi, identificarli come zone umide) sia nel senso descrittivo (raccontare le zone umide, delinearne la forma, le componenti, le particolarità);
  2. il percepire: nell'esprimere giudizi e opinioni, nel paragonare i palù ai campi e ai prati, ai pascoli e ai boschi;
  3. l'utilizzo: alcune zone umide erano infatti sfruttate a pascolo oppure erano aree di sfalcio, altre venivano (forse) coltivate con piante tessili, altre ancora erano luoghi di prelievo (pesca, caccia, torba...);
  4. infine, il costruire, l'introdurre manufatti e infrastrutture nelle zone umide: dei segni materiali che vanno dal fienile e canale di bonifica fino alle moderne piste da sci o passerelle turistiche.

Appuntamento 30 luglio

Coupon dell'incontro del 30 luglio 2015

Pestolàr te l palù

Presentazione per l'incontro "Pestolàr te l palù: l'uomo e le zone umide" del 30 luglio 2015

Articolo pubblicato il 18/06/2015 , ultima modifica il 12/08/2015